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[CAPITOLO 6] Audio Mastering (terza parte)

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Beatbuster

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Messaggio 22 gen 2009, 8:01

[CAPITOLO 6] Audio Mastering (terza parte)

ANALIZZATORE DI SPETTRO E FASE


Siamo quasi alla fine della catena, lo scopo di questo strumento è il controllo visuale di alcuni importantissimi parametri, quali le frequenze e i loro livelli e non meno importante la fase, mentre per quel che riguarda lo spettro audio abbiamo sopratutto un riscontro uditivo (mancano i bassi? equalizzo e taglio -3db sotto i 90hz, poca presenza sulle alte? aumento di 1db sopra gli 8khz etc. etc.) per la fase abbiamo un solo importantissimo e piccolo strumento uditivo, il tasto mono, vi sarà capitato molte volte di ascoltare un suono di synth o di chitarra da paura, lo avete utilizzato in una vostra piccola produzione e conferisce al vostro pezzo una tridimensionalità pazzesca vero? Ok, provate a mettere in mono l'uscita dell'ampli, ma come... il synth è quasi sparito... ma com'è possibile!? Questo avviene spesso quando si cerca di dare molta spazialità ad un preset di synth o a qualsiasi campionamento, per far percepire questa tridimensionalità semplicemente si fa slittare di fase uno dei due canali che formano l'immagine stereo, il nostro orecchio per pura psicologia acustica riconosce l'anticipo di uno dei due canali come più vicino e l'altro più lontano, ed è da qui che nasce l'effetto "speciale", effetto che va benissimo durante un'esibizione live o comunque dove si preveda che il suo ascolto sia assolutamente sempre in stereo, non va tanto bene se per esempio quel pezzo viene trasmesso in stereo ma venga ascoltato in mono, penso ad una piccola radiosveglia o alla TV della cucina, va bene quanti saranno i ricevitori mono in cui il mio brano verrà ascoltato? il 3 o 4%? e allora? Allora niente, chi si occupa di mastering deve essere infallibile, il brano deve suonare bene su qualsiasi supporto e basta, nessuna eccezione, per evitare quindi di deformare l'indice sul commutatore mono/stereo ogni volta che durante la produzione di un brano aggiungiamo una traccia abbiamo messo l'analizzatore di fase alla fine di ogni processo, esso ci avverte ogni qualvolta "sbandiamo" fuori dall'immagine stereo ideale

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Fig. 8 - Da qui controlliamo se determinate frequenze in eccesso o in difetto andranno corrette


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Fig. 9 - Osserviamo la barra di correlazione di fase inferiore, rimane sul verde con una piccola punta sul giallo, il nostro mix è mono-compatibile


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Fig. 10 - Questa volta la barra di correlazione ha una notevole escursione sul rosso, non va bene...
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Beatbuster

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Messaggio 22 gen 2009, 19:00

Re: [CAPITOLO] lavori in corso!

ULTIMO STADIO, LA CONVERSIONE

Normalmente in questi ultimi anni si ha l'esigenza (oltre che le possibilità) di lavorare a risoluzioni digitali superiori allo standard di un comune CD (16bit - 44Khz), tendenzialmente le due risoluzioni più utilizzate in molte produzioni sono 24bit - 44Khz e 24bit - 48khz, in produzioni qualitativamente più impegnative come per esempio la classica e il jazz si possono raggiungere i 24bit - 192khz senza alcun problema, senza tediare nessuno con formule e leggi di fisica voglio spiegare l'importanza enorme della conversione digitale in termini molto semplici, prima di tutto ogni volta che un segnale audio analogico viene convertito in digitale perde, a causa del campionamento, una parte di informazioni, la quantità di informazioni perse è tanto più alta quanto è più bassa la risoluzione di campionamento, quindi, è logico pensare che è molto meglio acquisire il materiale audio con una maggior risoluzione per preservarne la qualità, a questo aggiungiamo che il percorso del segnale digitale all'interno di un sequencer dove viene continuamente processato dai vari plugin (compressori, EQ etc. etc...) subisce ulteriori piccole degradazioni, ecco perchè si parte da risoluzioni alte, la percentuale di perdita qualitativa è la stessa ma la "massa" è diversa, per fare un paragone, se guadagno 500 €uro e pago la metà in tasse mi rimangono 250 €uro, se guadagno 800 €uro mi rimangono 400 €uro, la percentuale pagata in tasse è la stessa ma a conti fatti ho 150 €uro in più in tasca.
Ok, abbiamo finalmente terminato il nostro master lavorando a 24bit 48Khz, adesso però dobbiamo esportarlo nel mondo esterno, pronto per essere masterizzato su CD o in altri formati, questo significa che i 24bit diventerano 16 e i 48Khz diventerano 44, qui entra in gioco un'altro aspetto importante, il nostro segnale digitale dovrà essere ristretto attraverso un algoritmo di calcolo che comprimerà sia la risoluzione in bit che quella in frequenza, e qui entra ancora in gioco il campionamento che anche se non sarà derivato da un processore hardware come i convertitori della nostra scheda audio ma da un software, avrà il compito di ricampionare la nostra musica decrementandone ancora la qualità, questo algoritmo può essere quello interno del nostro audio-editor o sequencer oppure sotto forma di plugin, in entrambi i casi l'importante è che sia "scritto" bene e abbia un paio di parametri fondamentali:

- Il Dither è un rumore di quantizzazione inserito in maniera casuale dall'algoritmo per "riempire" il vuoto digitale al fine di ottenere un'ascolto il più possibile simile all'analogico simulando il rumore bianco

- Il Noise Shaping è un processo che invece sposta il rumore in eccesso sulle bande estreme dello spettro audio, dove l'udito umano non arriva, il suo scopo è quello di nascodere sotto al tappeto il materiale scomodo e comunque non eliminabile in altro modo.

Immagine


Nella figura sopra abbiamo un plugin che oltre alle classiche funzioni di limiter racchiude anche gli algoritmi necessari alla conversione, possiamo notare infatti un tipico settaggio , in particolar modo osserviamo i controlli Quantize, Dither e Shaping.


CONCLUSIONI

Ho cercato in questo piccolo spazio di fare chiarezza su un'argomento molto complesso e quindi a volte mal interpretato da molti, chi si occupa di mastering deve sottostare a determinate leggi e deve sfruttarle in maniera completa, un giorno masterizzando heavy metal e quello dopo jazz o classica, nel caso di mastering amatoriale o semi-pro solitamente si lavora su materiale proprio, questo non significa necessariamente che sia più facile, anzi, rischiamo di affrontare questo processo in maniera poco obbiettiva lasciandoci influenzare dall'emotivo bisogno di lasciare il materiale così come l'abbiamo inciso e mixato perchè ormai si è fissato indelebilmente nella nostra mente e per noi quella traccia "è" così, niente di peggio, chi esegue il mastering deve avere la mente libera da ogni preconcetto, deve avere un'obbiettivo preciso in testa e deve arrivarci scegliendo gli strumenti più adatti, lo scopo finale è il mercato e non l'impianto utilizzato per la produzione in studio o a casa, il mio obbiettivo invece era quello di presentare una panoramica leggera e digeribile delle basi di un processo di mastering, niente nozioni di fisica o abbellimenti, solo una base da cui partire con le idee chiare verso altre mete, quindi non mi resta altro che augurarvi... Buon viaggio!!

Beat.

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