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[CAPITOLO 6] Audio Mastering (seconda parte)

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Beatbuster

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Messaggio 22 gen 2009, 8:04

[CAPITOLO 6] Audio Mastering (seconda parte)

COMPRESSORE

Un compressore a conti fatti fa solo una cosa, comprime, schiaccia la dinamica, riduce l'escursione dei picchi (e non solo) del materiale che processa e di conseguenza ne alza il livello medio del volume, l'uso di questo strumento in fase di mastering è semplicemente essenziale, abitualmente l'ingeniere audio che esegue il mix definitivo evita di iper-comprimerlo, questo perchè sa bene che il ponte dalla produzione alla stampa e quindi alla distribuzione del disco finito è proprio la sede di mastering, il luogo cioè dove tutto il suo sudato lavoro verrà analizzato al microscopio e corretto per renderlo il più possibile assomigliante alle produzioni commerciali del momento, in questi ultimi anni inoltre è esplosa la guerra dei db (loudness war), una guerra che consiste nel far suonare il proprio disco "più alto" degli altri, tutto questo ovviamente si riperquote sulla qualità audio del prodotto se non si usano gli strumenti adeguati, le mastering house affermate infatti utilizzano compressori hardware di elevatissima qualità per questo essenziale passaggio, a questi livelli ci si può permettere di abusare in modo massiccio dei db a disposizione causando solo una piccola degradazione della naturale dinamica del materiale audio, nel caso invece del mastering casalingo l'operazione è più complicata e necessita di precauzioni maggiori, precauzioni che richiedono maggior tempo e che porteranno comunque ad un risultato quasi sempre di molto inferiore ad un lavoro professionale, va però detto che allo stato attuale noi consumiamo musica quasi prevalentemente con mezzi non proprio fedeli, basti pensare all'I-Pod o all'autoradio con CD pieni zeppi di brani in formato MP3, questo non significa che il lavoro del mastering engineer verrà necessariamente vanificato, anzi, la sua bravura sta proprio nel far suonare bene un disco su ogni tipo di riproduttore e in differenti formati. Un buon settaggio di partenza per una compressione di mastering è di una ratio di 4:1, l'attacco e il rilascio dipendono molto dal genere musicale e quindi dagli strumenti musicali in gioco, stesso discorso per il threshold (guadagno), il makeup infine lo regoleremo per recuperare i db "mangiati" dalla compressone allo scopo di riottenere un volume il più possibile vicino ai 0db, purtroppo è difficile dare una linea guida accurata ai settaggi di un compressore, questo perchè ogni traccia di materiale audio ha una struttura dinamica unica dovuta a una serie infinita di fattori, esiste però una regola che possiamo attuare con il solo ausilio del nostro udito e della nostra sensibilità artistica, vale a dire, possiamo valutare se un brano "respira", cioè, comprimiamo pure finchè vogliamo ma, arrivati ad un certo punto sentiremo che la dinamica del pezzo stà "soffocando", in pratica avvertiremo un senso di innaturalezza nell'escursione dinamica di qualche strumento, appena arrivati a questo basta fare un piccolo passo indietro con il controllo che stiamo regolando per ritrovare il "respiro" del brano

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Fig. 4 - Un compressore settato per un'intervento molto incisivo


COMPRESSORE MULTIBANDA

Il compressore multibanda è in effetti uno strumento simile al compressore tradizionale, la particolarità che ne fa un'attrezzo specificatamente diverso è la sua possibilità di poter lavorare su bande di frequenza diverse con controlli di guadagno, ratio, attacco, rilascio e makeup separati per ognuna di esse, immaginate infatti di aver un problema solo sulle basse, circa tra 80hz e 200hz, con un semplice compressore risolveremo si il problema ma inevitabilmente andremo ad intaccare anche la dinamica dai 200hz ai 20khz dando lo stesso rapporto di compressione correttivo laddove non ce n'è bisogno e provocando quindi altri problemi, è qui che entra in gioco il multi-comp, potremo per esempio dare più escursione dinamica alle basse lasciando inalterato tutto il resto o ancora, correggere una porzione di banda diversa, non ci sono limiti al suo utilizzo, una funzione alla quale gli ingegneri audio sono molto affezionati è quella di de-esser, vale a dire, che si individua la frequenza dove il o la cantante emette il sibilo da eliminare, la si circoscrive e si comprime quel tanto che basta per abbatterlo (non il cantante...) lasciando inalterato lo spettro adiacente ed andando a processare solo per il periodo di tempo necessario.


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Fig. 5 - Un compressore multibanda adatto al mastering


RIVERBERO


Se con la compressione abbiamo incollato bene gli strumenti tra loro possiamo dare quel tocco di magia in più con un buon riverbero, senza andare a scomodare unità Lexicon o TC Electronics possiamo rivolgerci anche a plugin di buon livello, questo perchè la quantità di effetto che dovremo sommare al nostro master sarà in quantità minima, nell'ordine del 2 o 5% massimo.
Se in fase di mixing potremo disporre della totale tipologia di algoritmi come hall, plate, chamber etc. etc. nel mastering si usano sopratutto il plate, l'ambience e il chamber, il riverbero serve infatti a collocare il mix in un'ambiente virtuale, a dare quel senso di realtà quotidiana che all'interno dei componenti di un computer non c'è e quindi contemporaneamente "incollare" tutti gli strumenti tra di loro in questa realtà, come già detto non ne serve tanto, il mio consiglio è ascoltare diversi preset fino a quando non se ne trova uno che "suona" bene con il nostro materiale audio, dopodichè lo miglioriamo agendo su eventuali filtri, decay e parametri vari finchè non sembra tuttuno con il nostro mix, fatto questo, dal momento che chiaramente l'effetto è in insert, dosiamo la quantità di riverbero dal comando dry/wet finchè l'effetto sembra sparire definitivamente, lo rialziamo un pelo e mentre ascoltiamo il mix proviamo a inserire e disinserire l'effetto, in questa maniera ci renderemo conto di quanto effettivamente la nostra traccia stia migliorando, ha più presenza, sembra persino più calda, e magari soltanto con un 4% di effetto.

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Fig. 6

- Emulazione software di uno dei più importanti riverberi professionali, come potete osservare il rapporto dry-wet è a circa 1/20
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Beatbuster

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Messaggio 22 gen 2009, 18:53

Re: [CAPITOLO] lavori in corso!

LIMITER

Questo device va posto alla fine della catena ed è importante al fine di evitare eventuali clipping e quindi distorsione, è una specie di infallibile doganiere del suono, il suo funzionamento è semplice, analizza l'audio in ingresso e lo confronta con l'impostazione che gli abbiamo inserito dopodichè quando si accorge che un picco la vuole oltrepassare lo "lima" (forse da qui la parola limi-ter?...) per farlo rimanere sotto quella soglia, solitamente questo processore si regola per un intervento minimo, quindi con un guadagno di circa -1/2db e un'uscita di -0,3db, questo perchè giustamente è compito del compressore gestire il grosso della dinamica

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Fig. 7 -

Uno dei più famosi limiter software, se non è l'ultimo plugin della catena lasciamo il quantize alla risoluzione del progetto e disattiviamo il dither e il noise-shaping

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