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[CAPITOLO 6] Audio Mastering (prima parte)

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Beatbuster

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Messaggio 22 gen 2009, 8:08

[CAPITOLO 6] Audio Mastering (prima parte)

COS'E' IL MASTERING

Molto semplicemente è l'anello della catena produttiva dove un brano viene rifinito e concettualmente trasformato in un prodotto adatto al mercato discografico, in caso di un'intero album poi le varie tracce provenienti magari da studi di registrazione o da artisti diversi dovranno essere disposte in un'ordine omogeneo, riequalizzate o ricompresse allo scopo di dar loro la stessa impronta sonora come se si trattasse di variazioni dello stesso brano, questo per evitare che, per esempio, ascoltando un CD in macchina ad ogni brano noi avessimo l'esigenza di abbassare o alzare il volume o addirittura cambiare tipo di equalizzazione.
E' molto importante inoltre che il master suoni bene sulla maggior parte di apparati riproduttivi, l' I-Pod, le casse multimediali del nostro PC, l'impianto di una discoteca, la piccola radiolina, lo stereo esoterico dell'audiofilo, il "radiolone" della crew etc.etc... Non è un'impresa facile ma con l'esperienza e gli strumenti adeguati nemmeno impossibile, il segreto è racchiuso in una campana, questa:



Immagine


Agli estremi, come potete osservare, ci sono a sinistra la radiolina da stadio mentre a destra l'impianto hi-end, al centro invece c'è il nostro master, andando troppo a sinistra accontenteremmo una minima parte di ascoltatori e la stessa cosa capiterebbe andando troppo a destra, mentre posizionandoci al centro avremo un prodotto compatibile a tutti, in questa partita le regole sono di non esagerare con le preferenze ma nello stesso momento dovremo dare il massimo a tutte le parti in causa, una traccia che suona brillante sulle alte farà un figurone in uno stereo economico ma "frizzerà" irrimediabilmente in un'impianto dalle eccellenti caratteristiche, quella chitarra distorta così massiccia rederà al massimo sull'impianto nuovo della macchina ma diventerà un pastone indigeribile passando attraverso le casse del televisore... Ed è qui che un mastering engineer preparato farà la differenza da uno improvvisato, la capacità di analizzare con grande maestria il materiale audio e partendo da questa analisi migliorarlo per farne un'oggetto del desiderio per il maggior numero di persone possibili.
Il nocciolo di tutto è come sempre una buona preparazione, sia artistica che tecnica, e un'ambiente adatto, per ambiente adatto intendo un locale dove le parole sonorizzazione e insonorizzazione non si escludono a vicenda, bensì vanno a braccetto e lavorano assieme, infatti la parola sonorizzazione significa equilibrare la propagazione delle varie frequenze tramite un lavoro certosino di pannellature, trappole per bassi e via dicendo, mentre insonorizzazione serve ad indicare tutte le precauzioni messe in atto affinchè quelle stesse onde non si propaghino al di fuori del nostro ambiente di lavoro, dato però che parleremo esclusivamente (o quasi) di mastering, vedremo solo come sonorizzare il nostro ambiente, renderlo cioè acusticamente affidabile.


GLI ASCOLTI (MONITORS)


Se possibile di ottima qualità, è lo strumento in assoluto più importante, il vostro microscopio e il vostro grandangolo, devono essere trasparenti lungo tutto lo spettro audio, non devono "suonare bene" con tutto come le casse hi-fi del vostro stereo in salotto, devono suonare bene solo se il materiale audio suona bene, inoltre un buon investimento, qualora i vostri monitors non scendessero sotto i 50hz, sarebbe un subwoofer, infatti le basse (dai 20Hz ai 150Hz) sono le più pericolose, un ingolfamento sui 30hz può portarsi via a nostra insaputa mezza gamma dinamica del mix, al contrario quella cassa con quei bassi così profondi (ascoltata sui nostri monitors) sull'impiato di una discoteca diventerebbe il suono di un bastone sbattuto contro un'albero, da non trascurare infine il posizionamento del sistema di diffusori all'interno dell'ambiente e la taratura iniziale per il taglio delle frequenze verso il subwoofer.


ACUSTICA DELL'AMBIENTE

Dopo gli anni verdi passati ad incollare sulle pareti cartoni per le uova convinti di ottenere risultati eccezzionali (è vero ci sono cascato anch'io a suo tempo) ci siamo accorti che suonava meglio solo perchè ci volevamo credere, perchè staccare di nuovo tutto e riverniciare ci sarebbe costata un'altra settimana di lavoro, e noi invece non vedevamo l'ora di cominciare a collegare cavi e posizionare gli strumenti, ora Internet e la globalizzazione ci portano a casa nostra i cataloghi di pannelli fonoassorbenti o riflettenti, ci sono prezzi per tutte le tasche, addirittura si trovano gli schemi e le tabelle di calcolo per farsele in casa a prezzi da Ikea, nonostante però tutta questa disponibilità i risultati a volte sono deludenti, perchè? Semplice, perchè ogni stanza, ogni sala, ogni cantina ha una sua personale impronta sonora, un'impronta che dobbiamo imparare a conoscere.
Una buona tecnica che possiamo adottare una volta scelta la collocazione di monitor e mobili è quella di procurarci (anche a noleggio) un'analizzatore di spettro a terzi di ottava e un microfono per misurazioni da collocare nel punto di ascolto abituale, una volta mandato ai monitor un segnale di rumore rosa (detto in maniera molto semplice per chi non lo sapesse è un segnale audio che comprende tutte le frequenze audio allo stesso volume) otteremo sul display dell'analizzatore una curva che rappresenterà per ogni frequenza la quantità di segnale che giunge a noi dalle casse, in un mondo perfetto dovremmo ottenere una perfetta linea dritta, purtroppo questo è un mondo imperfetto e il grafico sarà nel migliore dei casi "collinare", nessun problema, è qui che vengono in aiuto i materiali di cui parlavamo prima, fatta la radiografia al nostro ambiente infatti saremo in grado di affrontare l'argomento in maniera precisa con chi ci seguirà nella scelta dei pannelli, infatti invece di spiegare che i bassi rimbombano e gli acuti sono pochi potremo dire: "La stanza misura 4x3x3, ho un buco di 2db sui 10Khz e una presenza eccessiva di 4db sui 70hz, cosa mi consigliate?"
Una volta montati tutti i materiali e raddrizzata di molto la famosa linea dell'analizzatore, possiamo esagerare acquistando un'equalizzatore (sempre a terzi di ottava) per interporlo tra l'uscita della scheda audio e l'ingresso dei monitors al fine di limare gli ultimi spigoli, voglio da subito avvisarvi che ci saranno comunque sempre dei piccoli avvallamenti o delle cuneette, ma tanto più ci avvicineremo al diagramma perfetto, tanto meno avremo sorprese sgradevoli a lavori ultimati, infine voglio ricordare la differenza che passa da una sala di ripresa e una control room (il nostro studio), mentre nella prima si cerca di curare l'acustica in maniera maniacale per ottenere riflessioni controllabili (anche con pannelli semovibili) allo scopo di far suonare bene qualsiasi strumento acustico, voce compresa, nella seconda si cerca di ottenere un'ambiente il più possibile vicino alla realtà quotidiana di un ipotetico ascolto casalingo, cercando però di correggere eventuali problemi dovuti alle onde stazionarie e rendendo quindi un'immagine sonora pulita.

CD DI RIFERIMENTO

E' sempre meglio confrontare continuamente ciò che stiamo facendo controllando che la direzione che stiamo prendendo sia quella giusta, molte volte infatti si comincia un progetto con in mente un risultato preciso e per strada invece questo si evolve in qualcosa di diverso, se succede nel percorso creativo può essere anche un bene, in una sessione di mastering invece è meglio che non avvenga, questo perchè il traguardo è netto, evidente e necessario, il master deve suonare secondo i criteri del mercato se vuole essere venduto (a volte non sono daccordo su questo ma tantè...), questo è il motivo per il quale è meglio confrontare il nostro master in lavorazione con altri prodotti simili e già inseriti in commercio, questo non è copiare, piuttosto è come seguire delle indicazioni stradali nel traffico, inoltre, nel caso di un lavoro professionale eseguito da un mastering engineer, viene comunque chiesto al produttore o all'artista di portare almeno un CD di riferimento che rappresenti l'obiettivo che si vuole raggiungere con il mastering.
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Beatbuster

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Messaggio 22 gen 2009, 18:46

Re: [CAPITOLO] lavori in corso!

MASTERING IN THE BOX

Ok, il più è fatto ora che abbiamo un'ambiente abbastanza neutro è il momento di pensare agli strumenti adatti, eviterei di toccare il campo professionale poichè mi troverei a spiegare cose che un professionista saprebbe senz'altro, tanto più che una catena di mastering pro non si estingue interamente all'interno di un computer o di una consolle digitale ma prosegue all'esterno con poche ma eccellenti periferiche allo stato dell'arte, inoltre a seconda del tipo di correzioni necessarie al brano, verranno operate delle scelte precise per il routing attraverso le macchine più adatte, per esempio, se il mix definitivo risulta freddo perchè è stato prodotto interamente in dominio digitale verrà usato un compressore o un equalizzatore analogico valvolare per scaldarne il suono, se le correzioni da fare non si presentano in modo continuo ma periodicamente allora verranno usati processori digitali che si attiveranno soltanto quando necessario grazie alle automazioni, naturalmente stiamo parlando di macchine dai costi importanti, inoltre, saperle sfruttare appieno comporta una curva d'apprendimento molto, molto lunga.
In un ambiente amatoriale o semi-pro invece il mastering si può eseguire sia sul sequencer sia all'interno di un audio-editor, entrambi presentano dei pro e dei contro, vediamoli:

SEQUENCER

Il lato positivo è che possiamo operare un premastering già durante la fase di mix e fare i livelli bilanciandoli da subito tenendo conto del riempimento dinamico complessivo, il lato negativo è che questi plugin introdurrebbero un certo ritardo negandoci la possibilità di suonare in realtime i vari virtual instruments, ecco perchè la catena di insert sul bus-master andrebbe riempita solo dopo aver registrato tutte le tracce e quindi appena prima di cominciare a lavorare sul mix finale, magari si potrebbe inserire all'inizio soltanto un limiter e un analizzatore di spettro/fase per tenere sotto controllo certi strumenti e determinate frequenze sensibili.

AUDIO EDITOR

Il lato positivo qui è che non avendo un programma che si occupa di processi in background e molte tracce, magari cariche di plugin, il flusso audio risulterà più fluido e preciso, il lato negativo è che se ci accorgiamo che uno strumento o un gruppo di strumenti ha qualche difficoltà di presenza o di fase dovremo per forza tornare a lavorare sul mix e, dopo le necessarie modifiche, riesportarlo nuovamente dal sequencer.


GLI ATTREZZI

Parliamo di strumenti, a grandi linee la catena di mastering si compone di:


- Denoiser, decrakle e declicker (solo se realmente necessari)
- Equalizzatore
- Compressore (multibanda se necessario)
- Riverbero
- Limiter
- Analizzatore di spettro e fase


EQUALIZZATORE

Un mio consiglio è sempre quello di lavorare mentalmente sul mastering già prima di esportare il mix finale, isolando le frequenze necessarie delle singole tracce e tagliando fuori le frequenze non necessarie (per esempio nella dance si usa tagliare fuori le frequenze di tutte le tracce escluso cassa e basso sotto i 250/300hz) questo si fa con i filtri passa-alto e passa-basso e serve per eliminare quelle frequenze che non sentiamo ma che comunque ogni plugin o processore hardware che metteremo in insert vede ed elabora creando un rumore che sommato a tutti i rumori delle altre tracce crea non pochi problemi di intasamento e sporcizia sul mix finale, se siamo stati previdenti infatti l'intervento dell'equalizzatore in mastering sarà molto leggero e proprio per questo darà ottimi risultati, perchè sappiamo che modificare eccessivamente una o più frequenze su materiale audio composto da più strumenti comporta rischi elevati di deterioramento dell'intero mix, perciò teniamo sempre a mente questa legge: "garbage in = garbage out" (letteralmente "spazzatura in ingresso = spazzatura in uscita") e che sta a significare che meglio curiamo i suoni in fase di traking e mixing meno dovremo correggerli in seguito correndo il rischio di lavorare inutilmente per ottenere risultati mediocri.

Una buona tecnica per equalizzare in mastering è quella di eseguire uno "sweep" delllo spettro da 250Hz a 10/12Khz con campanatura media, di solito 2.5, e con guadagno di 10db, individuata la porzione di frequenze dove risiede il problema sarà nostra cura abbassare o aumentare il guadagno fino a quando quel problema non sarà sparito e stringere o allargare la campanatura fino a chè l'intervento non sarà ristretto alla sola porzione di banda che ci interessa, ok, adesso dimezziamo l'intervento del guadagno e moltiplichiamo per due la frequenza sulla quale abbiamo appena agito, otterremo il punto dove andremo a collocare un'altro filtro con la stessa campanatura e lo stesso guadagno, sia che esso sia negativo o positivo, poi faremo la stessa operazione partendo sempre dal primo filtro ma stavolta dividendone per due la frequenza e usando un guadagno di un terzo anzichè metà, quindi aggiusteremo ad un terzo di intervento anche i primi due, un bel casino ehh!? Va bene, esempio pratico:

Ho il mio bell'equalizzatore e devo trovare il modo di togliere quel fastidioso effetto "cartone" dal mio master, attivo il primo filtro e con una campanatura media e un guadagno di 10db individuo la frequenza fastidiosa esattamente a 500Hz, abbasso il guadagno fino a che il disturbo non scompare completamente cioè a -18db, ora raddoppio la frequenza (i 500Hz) per due ed ottengo 1Khz, piazzo il secondo filtro su 1Khz e regolo il guadagno a -9db dopodichè porto a -9db anche il primo filtro, fin qui tutto ok, nel prossimo intervento divido per due la frequenza del primo filtro e ne ricavo i 250Hz, ed è li che andrò a collocare il terzo filtro, infine portero il guadagno dei tre filtri a -6db allo scopo di portare l'intervento correttivo totale ai -18db di partenza, sembra una cosa stupida tutto questo spreco di tempo quando sarebbe bastato solo un filtro, in realtà invece abbiamo ottenuto un'intervento più morbido e più naturale preservando le frequenze degli altri strumenti del mix.

E' chiaro che esistono parecchie strade per l'uso di un equalizzatore, la scelta di usare un metodo al posto di un'altro va effettuata in base al materiale sul quale dovremo intervenire e all'entità del danno che dovremo correggere, inoltre è importante ricordare che mentre equalizziamo una singola traccia (uno strumento singolo) abbiamo molta più libertà in quanto ogni nostra mossa inciderà esclusivamente sulle doti timbriche di quello strumento, mentre lavorando su un mix finito ogni correzione influenzerà anche gli strumenti adiacenti che suonano in quel momento.

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Fig. 2 - Un'equalizzazione correttiva molto aggressiva


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Fig. 3 - La stessa equalizzazione distribuita sulle armoniche adiacenti.

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